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Home Ecostyle-archivio Green Worker, unica risposta possibile alla crisi economica

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I green jobs sono molte cose. Per esempio sono l’indicatore di salubrità di un’impresa. Perché un’impresa, quando assume, vuol dire che è in buona salute, addirittura in crescita. I lavori verdi, gli ecolavori, sono allora l’indicatore più tangibile della cosiddetta green economyI green jobs sono molte cose.

Per esempio sono l’indicatore di salubrità di un’impresa. Perché un’impresa, quando assume, vuol dire che è in buona salute, addirittura in crescita. I lavori verdi, gli ecolavori, sono allora l’indicatore più tangibile della cosiddetta green economy

Quando ho iniziato ad occuparmene, nel 2004, non era scontato, almeno per me, che esistessero “professioni verdi” o che esistesse un mercato del lavoro con qualcuno che avesse specializzazioni tali da poterlo definire “green worker”. Dopo un anno di studio, con Patrizia Pallara insieme alla quale abbiamo poi progettato il giornale di annunci verdi Ecolavoro, e grazie anche agli studi dell’Isfol sulle professioni ambientali, verificammo che c’era una dinamicità inaspettata in tutto il paese: agronomi, ingegneri, giardinieri, funzionari, eccetera: tutti all’insegna del “green”.
La svolta vera, nel nostro Paese, è avvenuta dopo l’elezione di Obama alla Casa B ianca. Con quel provincialismo che ci rende tutti fan dell’immaginario statunitense, il fatto che il neo presidente americano avesse così pubblicamente, e con tanta forza, indicato la via della rivoluzione verde come l’unica possibile per risolvere i problemi della crisi economica, ha sdoganato l’ecologia dal dibattito politico-ideologico in cui era stata relegata per anni in Italia. E poi, il fatto che Obama avesse esplicitamente indicato la creazione di nuovi posti di lavoro nei settori ambientali, promettendo prima e investendo poi ingenti somme per stimolare il mercato in questa direzione, ha creato una vera e propria “moda”. A cui, appunto, il nostro Paese non è rimasto indifferente, soprattutto l’informazione. Non c’è quotidiano, periodico, sito internet, telegiornale o rotocalco che negli ultimi dodici mesi non abbia sviscerato il tema dei lavori verdi. È vero che la parte del leone, mediaticamente, è spettata al mondo delle energie rinnovabili, che hanno vissuto un boom da quando è stato istituito il conto energia tre anni fa.

Una crescita, in termini percentuali, importante, ma non così titanica se confrontata con settori più tradizionalmente vocati alla manutenzione dell’ambiente, come i rifiuti, la forestazione, o l’agricoltura. I green job sono anche l’occasione per la riscoperta e il rinnovamento di professioni in crisi. Pensiamo al settore edile. L’edilizia, ci dicono, è in crisi; non si fanno più case. Forse siamo davvero alla svolta per cui, dopo decenni di colate di cemento, ci si può finalmente rivolgere al miglioramento del nostro patrimonio edilizio. Un accordo, sottoscritto nel corso del 2009 tra Confederazione nazionale dell’artigianato e delle piccole e medie imprese e l’Enea in materia di formazione e qualificazione professionale, prevede di dotare le imprese associate alla Cna di maggiori competenze nei settori della generazione distribuita, dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Gli obiettivi dell’accordo sono relativi alla creazione di una rete di micro, piccole e medie imprese competenti a operare secondo i principi di efficienza e sostenibilità alle quali i consumatori possano rivolgersi per l’installazione e la manutenzione degli impianti e per la progettazione e costruzione sostenibile in campo edile. Grazie a questo accordo si creeranno – o si recupereranno – 200.000 posti di lavoro. Nel libro che ho scritto insieme a Tessa Gelisio, “Guida ai green jobs” (Edizioni Ambiente), abbiamo catalogato 100 diverse professioni verdi, analizzato più di venti diversi settori industriali/commerciali e intervistato altrettanti stake-holder. Il quadro che ne è uscito è quello di un Paese capace di rinnovarsi, dove il mondo delle imprese e quello dei lavoratori è spesso più avanti delle istituzioni. La green economy, citata ma ancora ben lontana da essere stata metabolizzata dai nostri governi nazionali e locali, è in realtà interpretata e vissuta da queste realtà come strategia per combattere la crisi economica. In molti hanno capito che, per esempio, rendere più efficiente la propria produzione, magari consumando meno elettricità, offre diretti e immediati effetti sul mercato, proponendo servizi e prodotti a costo più contenuto e quindi più competitivo. E per fare questo occorre una nuova generazione di professionisti, con competenze più definite e allo stesso tempo più trasversali. La capacità, cioè, per questi green worker di operare in più contesti mettendo in rete conoscenze (e professionisti) di settori diversi. Il lavoratore verde, in ultima analisi, non è soltanto colui che lavora nel rispetto dell’ambiente, ma più propriamente chi si approccia in maniera ecologica al mondo del lavoro.

a cura di Marco Gisotti direttore Modus Vivendi
Fonte: www.eco-newsperiodico.it